Posted: Tue Apr 20, 2010 6:40 pm
Replica del Capitano alle critiche (assurde) di questi giorni.
Daje capità! so frocio pe te! 
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«Abbiamo vinto questo derby molto importante, non solo per il fascino che riveste nella nostra città, ma per gli sviluppi che potrà avere per l’epilogo del campionato. Siamo partiti male, molto male, perché non siamo riusciti ad esprimere le nostre potenzialità, poi nel secondo tempo la partita ha cambiato volto e siamo riusciti a vincere.
A me è dispiaciuto uscire, ma alla fine ero felice perché la squadra e questo primo posto da difendere vengono prima di tutto. Il derby ha una sua storia, una sua particolarità che lo porta a essere per forza una partita diversa. Nelle tradizioni, negli sfottò, nelle coreografie, nei festeggiamenti, sia dei tifosi che dei protagonisti. Spesso diventano motivo di contrasto tra amici, familiari, tra marito e moglie, fratelli, ma poi tutto si ricompone e magari chi perde è soggetto a pagare una scommessa al vincitore.
Sono cresciuto sia come tifoso che come calciatore dentro queste tradizioni e credo che nulla e nessuno potrà mai farmi cambiare. Mi ricordo i festeggiamenti post derby di tanti anni fa, quando c’erano le bare con i vessilli degli sconfitti, oppure tifosi che imponevano a quelli dell’altra sponda di indossare in corteo i colori della loro squadra vittoriosa. Ricordo anche i festeggiamenti e le esultanze per i gol dei protagonisti dei derby. Alcuni esempi. Di Canio sotto la curva sud con il dito alzato verso i nostri tifosi, oppure il segno del tre sempre dello stesso giocatore verso la tribuna quando usciva dal campo. O Pandev con il gesto delle orecchie verso la curva Sud...
Oltre a questo di recente - e parlo dell’ultima Coppa Italia e Supercoppa vinte - i giocatori della Lazio (De Silvestri e Dabo, ad esempio) hanno festeggiato i loro successi con maglie celebrative nelle quali ero raffigurato come capitano della Roma ed ero fatto oggetto di scherno. Ma anche durante questa ultima settimana, da quello che ho letto sui giornali, i calciatori della Lazio hanno affisso all’interno del loro spogliatoio il mio poster per cercare di caricarsi. E magari sarò stato oggetto di parecchi sfottò. Ma tutto questo non mi ha dato fastidio, perché il derby di Roma è anche questo. Fa parte del gioco e mi sembra che anche quando ho perso un derby - ed è capitato - dopo l’inevitabile delusione non ho mai fatto polemiche sui festeggiamenti dei miei colleghi della Lazio che sono stati magari anche più pesanti di quelli che abbiamo fatto noi e io in particolare.
Al termine della partita la mia esultanza è stata solo quella di riprendere la coreografia esposta dalla curva Sud, che indicava il pollice verso. Ma questo per me stava semplicemente a significare un gesto d’intesa con i miei tifosi per la partita vinta, non voleva essere un gesto offensivo verso i tifosi laziali e verso i calciatori della Lazio. Certe situazioni le capisce chi fa parte della storia dei derby, chi l’ha vissuta come ad esempio Paolo Di Canio, che pubblicamente mi ha difeso e lui stesso ha ammesso di aver esultato in modo ben più pesante rispetto a me. Lui sa perfettamente cosa vuol dire un derby per noi romani. Poi se qualcuno in campo mi può aver detto che sono finito o può avermi insultato e questo è avvenuto e spesso avviene in ogni partita, fa parte dello sviluppo di una gara e per me quando è finita, è finito tutto.