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Apple va in Cina e “scopre” 91 minorenni, 137 intossicati e troppi suicidi nelle fabbriche dei suoi partner

Apple ha rilasciato una nuova versione del suo report Supplier Responsibility 2011, in cui affronta la questione dei suicidi e del lavoro minorile nella catena dei suoi fornitori. I fatti riportati includono un giro fatto dall’attuale capo di Apple dentro Foxconn nello scorso mese di giugno quando Tim e alcuni “specialisti per la prevenzione dei suicidi” cinesi hanno intervistato più di 1000 lavoratori.
“Riconoscendo che ci sarebbe bisogno di maggiore perizia per aiutare a prevenire ulteriori tragedie – si legge nel report -, abbiamo lanciato una ricerca internazionale per trovare i migliori specialisti nella prevenzione dei suicidi, specialmente quelli con esperienza in Cina, chiedendo loro di contattare Apple e Foxconn”.
Il report rivela anche che Apple ha trovato 91 dipendenti assunti prima che compissero i 16 anni, l’età legale per iniziare a lavorare in Cina. La cifra è pari a nove volte quella riscontrata nell’anno precedente. Una di queste aziende ne aveva 42 e Apple ha dichiarato di avere interrotto i rapporti con questa azienda.
In più ben 137 dipendenti di una fabbrica a Suzhou presentavano sintomi da avvelenamento da n-esano, un potente solvente che può provocare gravi neuropatie se maneggiato senza cautela.
Secondo il report, poi, meno di un terzo delle aziende appaltatrici di Apple rispettano il codice dell’azienda che impone un massimo di 60 ore di lavoro a settimana e un giorno libero: significa 10 ore di lavoro al giorno per le aziende che Cupertino considera “in regola” e di molte di più per il restante due terzi.
E’ la prima volta che Apple rende pubblico questo rapporto perché finora l’azienda di Cupertino è stata abbastanza restia a condividere con l’opinione pubblica i nomi delle aziende con cui collabora. A fare da sprone per maggiore trasparenza, probabilmente, l‘elevato numero di suicidi registrati lo scorso anno a Foxconn e la risonanza mediatica che hanno avuto.
Stando a quanto riporta RaiNews24, l’ambientalista Ma Jun, che in Cina ha fondato l’Istituto per gli affari pubblici e ambientali, ha giudicato positivo il fatto che Apple abbia finalmente riconosciuto il problema, ma ha aggiunto: “Questo rapporto dimostra che Apple non è ancora disposta ad accettare il controllo del pubblico. Avevamo elencato i nomi di alcuni fornitori della Apple ma nel rapporto non ne viene fatta menzione”.
Scettica anche Debby Chan, dell’associazione “Hong Kong’s Students and Scholars Against Corporate Misbehaviour”, secondo la quale “è impossibile monitorare ciò che fanno gli appaltatori di Apple perché l’azienda si rifiuta di identificarli o di dire quanti sono”. Secondo la Chan, il rapporto sarebbe dunque soltanto un esercizio di immagine e non un genuino sforzo al fine di garantire i diritti dei lavoratori. (c.c.)
[Fonte: Gizmodo USA]

Foxconn invece va di "skill"!!
mette le reti sotto le finestre... cosi se qualcuno vuole suicidarsi... rimbalza e non muore!!
In cina stanno proprio fuori!!!

gli specialisti per la prevenzione dei suicidi...EBBE'

la rete misà che funziona meglio

La rete è geniale!! Da gulag!!!

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