Pronto a distorcere la verità e piegare la realtà per raggiungere i propri obiettivi
Ecco il dossier del FBI
È un classico al quale siamo ormai abituati: ogni qualvolta un personaggio di spicco passa a miglior vita, ecco arrivare come falchi rapaci una serie di verità (spesso pettegolezzi) scaraventati al mondo da vecchi armadi arrugginiti.
In questo caso, la persona di encomiabile fama è il co-fondatore della Apple, Steve Jobs, morto il 5 ottobre 2011. L'armadio, quello dell'FBI. È stata proprio la Federal Bureau of Investigation, infatti, a pubblicare un dossier segreto di circa 200 pagine sull'ex amministratore delegato di Apple. Il documento è datato 1991 e riguarda una indagine condotta dalla polizia federale americana avviata per carpire eventuali "scheletri nell'armadio" del genio visionario. Obiettivo: Non trovare falle nella vita sobria di Jobs, tali da impedirne la candidatura all'Export Council presidenziale, proposta da George W. Bush padre. Incarico che non ottenne mai.
Indagine, pregiudizi e presunti amici- L'FBI ingaggiò una indagine sulla base delle opinioni di circa 15 persone che avevano fatto parte dell'entourage del guru apple e 15 amici o presunti tali. Ne scaturì che Jobs aveva fatto uso di droghe come la Marijuana e l'Lsd da giovane (anni '60-'70), circostanza mai negata dall'interessato che spinse gli investigatori a presupporre che lo continuasse a fare. Ma un altro pregiudizio portava l'Fbi verso un esito non proprio a favore dell'indagato: l'atteggiamento quasi di stizza usato da Jobs nel rifiutarsi di parlare con la Polizia federale: “Sono troppo preso, non posso perdere un’ora del mio tempo seduto a parlare con voi”.
Nel documento, Jobs viene definito come una persona disonesta “Pronto a distorcere la verità e piegare la realtà per raggiungere i propri obiettivi”. O ancora: “Un bugiardo, non completamente schietto e onesto”. Ma non è tutto, altri commenti dello stesso tenore arricchiscono il dossier mettendo in dubbio le qualità morali del fondatore di Apple: “Onesto e degno di fiducia, eppure la sua moralità è discutibile”; poi “Jobs ha un'integrità finché gli conviene”. Altri pettegolezzi “amicali” rivelano che Jobs si rifiutò di mantenere la figlia illegittima, Lisa, avuta da una relazione extraconiugale nel 1978, e di occuparsi della madre della ragazza.
Pettegolezzi- Per Jobs, dunque, si prospettarono diversi "impeachment". Ma nonostante le ombre evidenziate nel file segreto, non vennero mai messe in discussione le qualità di leader e il genio di Jobs. Nessuno degli intervistati, infatti, affermò che l'oggetto delle indagini fosse inadeguato per ricoprire l'incarico prestigioso al Bureau. Ma, ahimè, Bush avrebbe assunto il talentuoso leader solo “al netto” dei pettegolezzi!
I chiacchiericci maligni, inoltre, se dati in pasto al pubblico sono in grado di corrodere anche la fama della personalità più integerrima. Così, bisognerebbe guardarsi bene (forse Steve Jobs avrebbe dovuto farlo dagli amici) dal considerarle come verità rivelate. Sicuramente verranno usate come tali da famelici avvoltoi, pronti a sfornare una nuova biografia alternativa. Più piccante, più discutibile.
Enza C. Guagenti
Ecco il dossier del FBI








