A VENT’ANNI DA TIENANMEN LA CENSURA CINESE AFFILA LE ARMI
Fonte: Agenziafuoritutto.it
Roma, 15 gennaio ’09 (Fuoritutto) Già in occasione delle Olimpiadi di Pechino ci occupammo di come il regime comunista cinese si preparava all’evento con una serie di controlli che andavano a ledere ancora di più la libertà d’informazione che dovrebbe essere il cardine di una normale democrazia e che colpivano non solo i malcapitati cinesi ma anche i giornalisti stranieri.
Nonostante questo, la voglia dei cinesi di “occidentalizzarsi” proprio sfruttando il simbolo della libertà di espressione, internet, si è fatta talmente grande che si calcola siano oltre 50 milioni i blogger che sfidano i divieti del governo, molto attento a non far uscire fuori alcuna voce di dissenso, pagando molto spesso con la prigione o la vita.
Di recente sono stati costretti alle scuse per alcuni contenuti ritenuti volgari, pena l’oscuramento, alcuni provider solo per aver ospitato siti “offensivi”, e addirittura Google per le stesse ragioni ha avuto uguale trattamento. Frasi come: “Ci scusiamo con gli utenti per gli effetti negativi che i nostri contenuti hanno causato alla società” oppure “ci sentiamo profondamente colpevoli” o il più morbido (di Google) “stiamo lavorando con le istituzioni per costruire una sana cultura internet”, ci fanno rabbrividire e ci riportano ad un passato di certo da non ricordare.
Purtroppo in Cina è così. La rete di sorveglianza messa a punto dalle autorità è tra le più sofisticate e tende ad estromettere frasi, parole, contenuti particolarmente invisi al governo. Lunga è la lista delle parole inaccessibili che vede “democrazia” e “diritti umani” ai primi posti, ma anche “Dalai Lama”, terremoto e addirittura “latte in polvere”, in merito al recente episodio di contaminazione che ha fatto parlare mezzo mondo. Per sorvegliare blog, siti, email sono impiegati più di trentamila poliziotti della rete, un vero esercito, e ultimamente è stato notato un maggiore impegno in questo senso proprio perché quest’anno cade l’anniversario dei vent’anni dalla protesta di piazza Tienanmen che provocò migliaia di vittime che il governo cinese non ha ancora giustificato avendo risposto con l’assoluto silenzio ai tanti interrogativi posti dalla comunità internazionale.
(Afv)










