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Serie A - Moggi, i suoi 500 e il processo infinito

Posted: Wed Jan 14, 2009 12:29 pm
by =Goi=TheSh@rk!
Al processo di Napoli l'ex dg della Juve chiama 498 testimoni, tra cui anche il Premier Silvio Berlusconi. Il dibattimento prenderà il via il 20 gennaio e dopo la sentenza Gea c'è la possibilità che tutto si risolva in una colossale bolla di sapone... Con gli scudetti riassegnati alla Juve??
Ma manko muore?!?!?...ma ki se ne frega di Moggi....hai imbrogliato?!?!sei stato tanto fesso da farti sgamare?!?!ora nn cagare il minkioni e levati dalle balle!!!

Posted: Wed Jan 14, 2009 2:25 pm
by Sarn0!
domenica fuori lo stadio si è volantinato questo:
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peccato che i giornalai bastardi abbiano tagliato l'immagine....Sotto le foto di Luciano Moggi, «presidente Regione Campania», e di Alessandro Moggi, «sindaco».
Sotto ancora, la frase: «Ieri, oggi e domani sicuri nelle loro mani», lo slogan.

a febbraio si tiene il processo....ma a pagare nel calcio, si sa, sono solo gli ultras!

Posted: Wed Jan 14, 2009 2:27 pm
by Nuvoletta!

Posted: Sat Jan 24, 2009 1:10 pm
by braccomax
Vero, tutto il mondo è paese.......



LUCKY LUCIANO (fonte: DAGOSPIA.COM)

Tratto da “Lucky Luciano – Intrighi, maneggi e scandali del padrone del calcio italiano Luciano Moggi”, Ala Sinistra e Mezzala Destra, Kaos Edizioni (Un libro scritto in joint-venture da tre giornalisti sportivi, che hanno preferito l’anonimato, e da Marco Travaglio).



Capitolo 10

1989/90 – GRAZIE AGLI ARBITRI E ALLA MONETA DI ALEMÃO, IL NAPOLI DI LUCIANONE-SAN GENNARO VINCE COPPA UEFA E CAMPIONATO. NASCE IL “METODO-MOGGI” (RAGAZZE SQUILLO PER GLI ARBITRI) CHE VERRÀ POI REPLICATO A TORINO…

All’inizio del 1989 il Napoli moggiano lotta testa a testa con l’Inter per lo scudetto, ed è in corsa per la Coppa Uefa. Ma altre polemiche, con voci e sospetti, lo accompagnano come un’ombra. A febbraio, per esempio, al termine di Napoli-Como, i lariani sconfitti accusano l’arbitro, il quale ha ritenuto valido un gol fantasma di Careca e in più ha espulso il giocatore Lorenzini costringendo il Como in inferiorità numerica. «Abbiamo avuto contro anche l’arbitro... Certe squadre forti devono vincere per forza», dichiara il direttore sportivo della squadra lombarda.

A marzo, per i quarti di finale di Coppa Uefa, si gioca Napoli-Juve: vince il Napoli grazie a un gol juventino annullato dall’arbitro tedesco Kirschen, per un inesistente fuorigioco, durante i tempi supplementari. Nel dopopartita, l’allenatore bianconero Dino Zoff accusa l’arbitro di avere influenzato il risultato. E il difensore juventino Pasquale Bruno dichiara: «L’arbitro ha preso decisioni che non riesco proprio a spiegarmi». La Juve inoltra una protesta ufficiale, l’Uefa apre una inchiesta interna, e Kirschen non arbitrerà più partite internazionali: è evidente il sospetto di un arbitraggio irregolare.

A maggio si gioca la finale di andata della Coppa Uefa tra Napoli e Stoccarda. Vince il Napoli, grazie a un inesistente calcio di rigore inventato dall’arbitro greco Germanakos. Il presidente della squadra tedesca Gerard Mayer Vorfelder attribuisce la sconfitta all’arbitraggio. «L’arbitro ha visto episodi che nessuno ha visto, né in campo né sugli spalti», gli fa eco l’allenatore, l’olandese Arie Haan. Poche ore dopo la partita, alle 4 della notte, i giornalisti Roberto Beccantini e Stefano Bizzotto (della “Gazzetta dello Sport”) vedono l’arbitro Germanakos e i suoi due guardalinee rientrare in uno dei migliori alberghi di Napoli, l’Excelsior, con tre avvenenti accompagnatrici: è il “metodo-Moggi” (ragazze squillo per gli arbitri) che verrà poi replicato a Torino.

Anche grazie agli aiuti arbitrali, il 17 maggio il Napoli conquista la Coppa Uefa, primo trofeo internazionale della storia partenopea e primo alloro vinto da Lucianone. «Questa è la migliore risposta a chi ci critica!», esulta Moggi, commosso fino alle lacrime. E durante la premiazione riceve i complimenti del presidente della Lega calcio: il suo ex sodale torinista Luciano Nizzola.

Sul versante del campionato, l’Inter ha ormai vinto lo scudetto con alcune giornate di anticipo, visti i punti di vantaggio che ha sul Napoli. È un finale senza storia. Ma la squadra diretta da Moggi riesce ugualmente a tenere accesa la fiamma del sospetto.
A metà giugno si gioca Ascoli-Napoli (la squadra marchigiana è in lotta per non retrocedere in serie B). Il Napoli si presenta sul campo di Ascoli privo di ben sette titolari (compreso Maradona), e durante la gara fa entrare in campo il secondo portiere, Di Fusco, schierandolo addirittura nel ruolo di centravanti. Risultato: vince l’Ascoli per 2 a 0, e il Torino, anch’esso in lotta per non retrocedere, scatena polemiche e solleva sospetti sul gentile omaggio del Napoli alla società presieduta da Rozzi, buon amico di Moggi.

La Federcalcio apre un’inchiesta. «Il Napoli ha sempre onorato i suoi impegni al meglio delle sue possibilità», protesta Lucianone. «Chi cerca di gettare fango su questa verità lo fa solo per coprire gli errori gravissimi compiuti in passato durante la campagna acquisti [riferimento al Torino, ndr], e dovrà risponderne in altra sede... Il Napoli si riserva ogni azione a tutela della onorabilità della società e della professionalità dei propri calciatori».

Benché la stagione 1988-89 si stia chiudendo con il Napoli secondo in campionato e vincitore della Coppa Uefa, sotto il Vesuvio non c’è pace. Bianchi e Moggi, ormai, litigano pubblicamente. L’attaccante brasiliano Antonio Careca dichiara: «Non mi diverto più: qui al Napoli ogni giorno c’è una polemica, e se la società non interviene io me ne torno in Brasile».

Allora Lucianone sfodera il suo miglior andreottismo: «Io conosco Careca: attraversa un momento di sconforto che supererà presto». Anche Maradona, fischiato dagli spettatori durante una delle ultime partite, si scatena: «Quelli che mi hanno fischiato sono ignoranti e cretini». Finito il campionato, Ottavio Bianchi – esausto – se ne va. Al suo posto viene ingaggiato Alberto Bigon, fedelissimo di Moggi.

L’estate 1989 è tutta uno show Maradona-Moggi. Il fuoriclasse argentino – tornato in Sudamerica per le vacanze – non si presenta al ritiro precampionato del Napoli, e non dà più notizie di sé. Lucianone butta acqua sul fuoco: «Sono tranquillo: Diego e Coppola [il procuratore di Maradona, ndr] non mi hanno mai tradito, e non lo faranno neanche stavolta». Di settimana in settimana, Maradona da Buenos Aires annuncia e rimanda il suo ritorno in Italia. E Lucianone, di settimana in settimana, si arrampica sugli specchi: «Non sappiamo cosa sia successo a Diego, ma deve avere dei problemi seri, forse di natura psicologica... Io e Diego abbiamo un ottimo rapporto personale, per cui io, nonostante tutto, sono convinto che ritornerà fra noi al più presto».

Maradona però sostiene di non poter tornare in Italia perché a Napoli ha ricevuto minacce telefoniche e altri pesanti avvertimenti. Lucianone fa lo stupito: «Noi, di queste minacce, non ne sapevamo niente». Qualche giornale scrive di camorra e di droga, ma Lucianone è come Alice nel Paese delle meraviglie: «Il Napoli non era a conoscenza di ciò, e abbiamo ritenuto nostro dovere informarne immediatamente gli organi di polizia». Il tira-e-molla prosegue per tutto il mese di agosto. Maradona: «Io continuo ad andare d’accordo con Moggi, ma non vado più d’accordo con il presidente Ferlaino, per cui non torno... Moggi è una persona eccezionale, straordinaria, ma in questa faccenda non può fare niente per risolverla... È solo Ferlaino che può risolverla». Lucianone è compiaciuto ma fa finta di arrabbiarsi: «A Diego siamo andati incontro in ogni maniera, ma adesso non lo cerchiamo più. Diego sa che, come tutti i calciatori, ha dei diritti, ma anche dei doveri».

Finalmente, il 10 settembre, il divo argentino torna in Italia. E ricomincia con le bizze, i capricci, le polemiche. Siccome non si allena, viene escluso da alcune partite. Ma Lucianone – con lui – è sempre pieno di comprensione: «Non c’è nessun risentimento nei riguardi di Maradona. Io sono il primo a soffrire quando Diego non c’è». Mezza Italia vocifera che l’asso argentino sniffi cocaina, che sia ormai tossicodipendente, che frequenti ambienti camorristici – ma il direttore sportivo del Napoli non ne sa niente. Del resto Lucianone, per Diego, è un vero amicone. A novembre, quando Maradona ritorna a Buenos Aires per sposarsi (con Claudia Villafañe, l’eterna fidanzata), Moggi presenzia alla fastosa cerimonia in rappresentanza del Napoli calcio. La megafesta nuziale è un’apoteosi di pacchianeria e pessimo gusto. Qualche giornale osa scriverlo. Lucianone insorge subito in difesa del suo pupillo multimiliardario: «Esprimiamo solidarietà a Maradona per gli attacchi di cui è stato fatto oggetto in occasione del suo matrimonio. Noi saremo al fianco di Diego in tutte le azioni che riterrà di fare a tutela della sua immagine e della sua personalità». All’inizio del 1990 il Napoli è al primo posto in classifica, tallonato solo dal Milan: anche lo scudetto 1989-90 sarà una contesa a due.

Domenica 11 febbraio lo scontro diretto Milan-Napoli finisce con un perentorio 3-0 per i rossoneri, che così scavalcano la squadra di Maradona al comando della classifica. Nonostante sia stato chiaramente battuto sul campo, il Napoli polemizza con l’arbitro Tullio Lanese che ha diretto l’incontro. Maradona, imbufalito, sbotta: «Non fatemi parlare dell’arbitro!»; Lucianone è più sottile: «Come i giocatori, anche gli arbitri possono sbagliare. L’arbitro Lanese è stato il peggiore in campo, ma sia chiaro che lo ritengo in buona fede». L’indomani “Il Giornale di Napoli”, sotto il titolo «Sospetti sul Milan-sprint che ha travolto il Napoli», scrive: «Un paio di frasi pronunciate da Bigon e Moggi sollevano molti dubbi sulla straripante forza agonistica dimostrata domenica dai rossoneri. La dichiarazione di Bigon è “Siamo stati battuti da una squadra disumana”. E quella di Moggi: “La cosa che più ci ha lasciati perplessi è la differenza di rendimento che il Milan ha avuto [fra la precedente partita] e quella di domenica con noi”». «Nei tifosi più accesi», conclude il giornale napoletano, «è nato subito il sospetto che dietro la super-prestazione dei rossoneri contro il Napoli non ci sia soltanto l’allenamento. Sospetto alimentato dal fatto che domenica a San Siro non è stato effettuato (per sorteggio) il controllo antidoping».

Tanto per completare il panorama, Lucianone invia un telegramma di protesta al presidente della Federcalcio Antonio Matarrese, al suo amico Nizzola presidente della Lega calcio, e al designatore arbitrale Giovanni Gussoni, lamentando che l’arbitro Lanese avrebbe danneggiato il Napoli. Il successivo 4 marzo, dopo l’incontro Napoli-Genoa (vinto a fatica dai partenopei per 2-1), il presidente genoano Aldo Spinelli è arrabbiatissimo: «È stata una partita incredibile. I miei giocatori hanno fatto di tutto per far vincere il Napoli, in pratica la vittoria gliel’abbiamo regalata noi!». L’allenatore del Genoa lamenta invece l’ingiusta espulsione di un suo giocatore, e sostiene che il primo gol del Napoli «è stato fatto con una mano».

L’8 aprile, a Bergamo, il Napoli affronta l’Atalanta. A 10 minuti dal termine, sullo 0-0, il centrocampista partenopeo Alemão viene colpito al capo da un oggetto lanciato dagli spalti, forse una monetina. Segue una sceneggiata napoletana, con protagonisti il giocatore, il pittoresco massaggiatore Salvatore Carmando e Lucianone dalla panchina, per drammatizzare le condizioni di Alemão. Il quale viene fatto rientrare precipitosamente negli spogliatoi come se l’avesse investito un Tir. È il pretesto che occorre a Lucianone per inoltrare ricorso e chiedere la vittoria a tavolino. Pochi giorni dopo il giudice sportivo assegna ai partenopei la vittoria per 2-0, e il Napoli può così raggiungere il Milan in testa alla classifica. Uno dei pochi giornalisti sportivi non soggetti al “fascino” di Lucianone, Gianni Melidoni, dirà: «Moggi è uno spregiudicato manovratore. Chi non ricorda la sceneggiata della monetina che colpì il centrocampista del Napoli Alemão, con Moggi che dalla panchina gridava al giocatore di restarsene a terra? Con quella moneta la società partenopea conquistò uno scudetto».

In effetti, questo è l’episodio-chiave che permetterà al Napoli di aggiudicarsi il suo secondo scudetto, il primo dell’èra Moggi. L’Atalanta parla di «slealtà, scorrettezza e illecito sportivo». Il Milan protesta. Ma Lucianone si frega le mani. Il 14 aprile, allo stadio San Paolo, il Napoli batte il Bari per 3-0; primo gol su calcio di rigore, un rigore molto generoso e vivacemente contestato dai pugliesi. Nel dopopartita, il centrocampista del Bari Maiellaro dichiara: «Qui le partite si perdono prima di andare in campo. Gli arbitri sono succubi dei fuoriclasse del Napoli».

Mancano due partite alla fine del campionato, e lo scudetto è ormai del Napoli. Tutto merito della prontezza di un grande fuoriclasse: Lucianone, che dopo aver vinto una Coppa Uefa grazie alla compiacenza arbitrale, ora porta a casa il trofeo più ambito grazie a una provvidenziale monetina caduta dal cielo. Meglio di San Gennaro.

Posted: Sat Jan 24, 2009 2:49 pm
by snipershady
bracco...
noi napoletani le conosciamo queste storielle...
non abbiam bisogno del libro di moggi

che qualcuno ha anche il "coraggio" di acquistare !!

Posted: Sat Jan 24, 2009 2:58 pm
by =Goi=TheSh@rk!
Xkè nn lo regalano in kiesa ai barboni x bruciarlo e riscaldarsi?

Posted: Tue Jan 27, 2009 3:19 pm
by snipershady
Lucianone, che dopo aver vinto una Coppa Uefa grazie alla compiacenza arbitrale, ora porta a casa il trofeo più ambito grazie a una provvidenziale monetina caduta dal cielo. Meglio di San Gennaro.
questa è addirittura blasfema e offensiva.


Il solo citare le parole di un "pentito" fa si che quest'ultimo venga addirittura ricordato come un martire o come un genio.
Certi personaggi, non solo Moggi, andrebbero abbandonati nella totale indifferenza. Non acclamati come rivelatori del 7° mistero di Fatima....